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La gestione del credito commerciale assumerà un ruolo ancora più strategico che in passato. Le imprese si dotino di idonee policy e strumenti di gestione, compresi i più innovativi

I crediti deteriorati: una volta, erano l’eccezione

Merce consegnata, servizio reso, fattura scaduta e non pagata: una fattispecie che storicamente è un’eccezione, rischia ora di far parte del “new normal” di molte imprese nei prossimi mesi. A fronte della quale, la prima naturale e comprensibile reazione è di cercare di recuperare quello che spetta, attraverso solleciti e vie legali. Tuttavia, un approccio razionale richiede attente valutazioni per evitare, oltre al danno, anche la beffa: non recuperare un soldo e sostenere i costi del mancato recupero. Anche perché singole imprese potrebbero avere ben più di una sola posizione “incagliata”.

Attraverso il proprio legale di fiducia, è di certo opportuno valutare se possa valere la pena intraprendere azioni legali, incluse iniziative quali decreti ingiuntivi e successivi pignoramenti. Procedure lunghe e dai costi non indifferenti, che rendono pertanto necessaria un’analisi preliminare attenta. Anche redigere il bilancio diventa più complesso in presenza di crediti problematici.

L’alternativa al recupero del credito “fatto in casa”, anche professionalmente pianificato dal proprio ufficio legale o da fidati e competenti consulenti, è di agire alla radice del problema, cedendo il credito e convogliando ogni energia organizzativa e finanziaria sul core business.

I vantaggi della cessione del credito deteriorato

I crediti inesigibili possono essere ceduti, con clausola “pro-soluto”, da aziende di qualsiasi tipo: commerciali, artigiane, industriali o finanziarie. Cedere un credito deteriorato consente di ottenere almeno 3 vantaggi:

1. Azzeramento di tempo e costi allocati sul recupero. Forse parliamo di risorse marginali per un singolo credito di modesto importo, ma che succede se i crediti sono numerosi? Un’impresa può difficilmente trasformarsi in un servicer di recupero crediti. Inoltre, la stessa redazione del bilancio diventa più complessa e articolata in presenza di crediti problematici, con il rischio di vedere crescere anche costi indiretti, come quelli di revisione. Con la possibilità di arrivare al momento in cui si attiva anche una procedura concorsuale in capo al cliente-debitore. Scenari complessi, in cui il valore si dissipa in assenza di un approccio strutturato ma costoso. La cessione, al contrario, consente di sostituire un flusso di costi, per mesi o anni futuri, con flussi di cassa positivi, molto meglio predittibili e dal realizzo potenziale anche nel breve termine: prezzo di cessione e vantaggi fiscali.

2. Migliore merito creditizio. Chi valuta il merito creditizio dell’impresa creditrice – finanziatori ma anche controparti di business – analizza anche le dinamiche del capitale circolante, leggibili dal bilancio. Un trascinamento di contenziosi e poste di circolante incagliate può suscitare l’idea che l’impresa possa essere almeno in parte rallentata nel suo cammino di ripresa e che esista magari anche il rischio di realizzare nuove perdite se i crediti non si recuperano. E la continuità aziendale? Potrebbe interrogarsi l’analista. Sappiamo bene che per un essere umano l’informazione negativa ha più risonanza di quella positiva. Ceduto il credito, al contrario, tutto ciò viene meno e perde enfasi: brutta o bella che sia, la lettura degli effetti della discontinuità diviene più semplice e chiara agli occhi dell’analista e comunque archiviata alla storia. La prospettiva diviene appannaggio del solo core business. Un elemento non di poco conto.

3. Conseguimento di un vantaggio fiscale. La cessione del credito con clausola pro soluto (ossia dando garanzia di esistenza del credito, ma non del suo recupero), consentendo di registrare una perdita certa e definitiva, fa emergere un costo – la perdita su crediti – che ha rilevanza fiscale. Quindi, ceduto il credito, si ottiene una riduzione del carico fiscale, con profili regolamentari che sono stati recentemente ottimizzati proprio in ragione della straordinarietà generata dal Covid-19.

C’è poi un ulteriore elemento degno di considerazione: i soggetti che istituzionalmente svolgono l’attività di recupero del credito problematico affronteranno il tema con una dimestichezza diversa da quella dell’impresa creditrice. Si tratta spesso, infatti, di soggetti che dispongono di competenze e risorse che consentono ad esempio di valutare con dimestichezza anche un’offerta di concordato – fattispecie che potrebbe ricorrere su svariate imprese nei prossimi mesi, e costituire anche il mezzo per consentire a un cliente in default di riprendere il proprio cammino.

Il decreto “Cura Italia” e la cessione del credito deteriorato

Il Decreto «Cura Italia» prevede, all’articolo 55, importanti misure in favore della cessione di crediti deteriorati.

In estrema sintesi, la nuova disciplina contemplata dal decreto consente alle società italiane, le quali, entro il 31 dicembre 2020, cedono a terzi crediti pecuniari verso debitori inadempienti (ossia scaduti da oltre 90 giorni), di trasformare le DTA, ancorché non iscritte in bilancio, relative a perdite fiscali ancora computabili in diminuzione del reddito ai sensi dell'articolo 84 Tuir e ad eccedenze ACE e di cui all'art. 1 comma 4 DL 16 dicembre 2011, n. 201, purché non ancora dedotte ne fruite tramite credito d'imposta Irap alla data della cessione.

Le perdite fiscali e le eccedenze ace convertibili non possono eccedere il 20% del valore nominale dei crediti ceduti, ed è altresì previsto che a tali fini le cessioni di credito rilevino fino a un importo massimo di Euro 2 miliardi da calcolarsi a livello aggregato di gruppo.

Un esempio: se una società cede crediti per Euro 100 mila, potrà trasformare in credito d’imposta una perdita pari ad Euro 20 mila, con un vantaggio fiscale di Euro 4.800 se si prende come riferimento l’aliquota Ires del 24%.

Facciamo la sintesi

Come effetto del Covid-19, le imprese potranno rilevare una crescita dei crediti commerciali insoluti. Dal punto di vista strategico, la cessione dei crediti deteriorati può consentire di mantenere il focus delle risorse sul core business e massimizzare il vantaggio fiscale – con una finestra temporale molto interessante per le cessioni che si perfezioneranno entro fine 2020. Cedendo siffatti crediti, l’impresa si gioverà anche di poter comunicare tramite il proprio bilancio il superamento delle relative criticità.

Considerato che il tempo è per definizione tiranno, prima si agisce, prima si conseguono i risultati pianificati, compresi i possibili obiettivi di cessione delle posizioni deteriorate.

Per operare la cessione, ci sono vari percorsi, quali quello di sollecitare direttamente singoli operatori specializzati, oppure utilizzare strumenti più moderni, innovativi, come i marketplace per la cessione dei crediti, che possono consentire di rendere più efficiente il processo di dismissione e adottare metodologie di vendita che meglio equilibrano gli interessi delle controparti, quali l’asta competitiva.

 

Un’impresa può resistere a 10 anni di perdite, ma non oltre pochi giorni di stato patrimoniale “sofferente”. Nella gestione dei crediti, le imprese siano prudenti e tempestive in questo “New Normal”.


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