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Uno sconto è una riduzione di prezzo, applicata da un venditore ad un compratore. Però non tutti gli sconti sono uguali, con conseguenze sui profili contabili e fiscali

Perché applicare uno sconto

Lo sconto può essere applicato al compratore per diversi motivi:

  1. Incentivare l’acquisto del prodotto;
  2. Ricompensare un pagamento anticipato;
  3. Favorire sostenibilità e durata del rapporto commerciale.

Lo sconto permette di realizzare una condizione di convenienza economica per il compratore, senza precludere il mantenimento dell’equilibrio economico del venditore, e con esso il proprio posizionamento di mercato.

Tipologie di sconti

A seconda del criterio, esistono varie tipologie di sconto. Una classificazione rilevante è quella che distingue gli sconti condizionati da quelli incondizionati.

Gli sconti condizionati si applicano al verificarsi di una data condizione di vendita:

  1. Si acquista un certo volume di merce;
  2. Si utilizza una certa modalità di pagamento;
  3. Si mantiene un rapporto contrattuale di una certa durata;
  4. Si paga ad una certa scadenza rispetto a un’altra.

Gli sconti incondizionati sono quelli che prescindono dalle condizioni di vendita, e derivano in sostanza da un’iniziativa unilaterale del venditore: smaltire giacenze, promuovere un prodotto, allargare il parco clienti o altro.

Come si contabilizza?

Il punto 49 dell’OIC 12 indica che i ricavi di vendita dei prodotti e delle merci o di prestazione dei servizi relativi alla gestione caratteristica sono rilevati al netto di resi, sconti, abbuoni e premi, nonché delle imposte direttamente connesse con la vendita dei prodotti e la prestazione dei servizi (articolo 2425-bis, comma 1, del codice civile).

L’articolo 2425-bis, comma 1, si riferisce agli sconti di natura commerciale (ad esempio, gli sconti incondizionati indicati in fattura, gli sconti di quantità o qualità). Gli sconti commerciali sono rilevati a rettifica della voce A1 dei ricavi. Gli sconti di natura commerciale sono concordati “generalmente” al momento della vendita del bene o della prestazione del servizio, e se ne trova indicazione in fattura. Non si esclude quindi la possibilità di concordare lo sconto in un momento successivo (ai fini Iva si direbbe per «sopravvenuto accordo tra le parti»).

Sempre in base all’OIC 12, tra gli “Altri Proventi Finanziari” sono invece inclusi gli sconti finanziari attivi che non hanno concorso al computo del costo ammortizzato perché non prevedibili al momento della rilevazione del debito. Simmetricamente, tra gli “Interessi e altri oneri finanziari” si indicano gli sconti finanziari passivi che non hanno concorso al computo del costo ammortizzato perché non prevedibili al momento della rilevazione inziale del credito.

Tali principi rimangono validi anche per le imprese che non applicano il costo ammortizzato.

E gli effetti fiscali?

Ai fini delle imposte sui redditi, la riduzione dell'importo da pagare quale sconto modifica la base imponibile dell'esercizio, comportando minori ricavi per il fornitore e maggiori costi per il committente.

La stessa contabilizzazione dello sconto ne comporterà un diverso riflesso ai fini fiscali, per esempio Irap.

Attenzione poi a non confondere lo sconto con la transazione in base all'articolo 1965 del Codice civile (che peraltro risulta di difficile pratica, per la specifica fattispecie di un servizio già ultimato o di un bene già consegnato, entrambi fatturati, in assenza di una lite da comporre o da prevenire) oppure con la riduzione unilaterale del credito (rinuncia o remissione del debito) da parte del fornitore.

La transazione configura una sopravvenienza passiva e non una perdita su crediti.

In caso di rinuncia al credito o remissione del debito, la circolare 26/2013 dell’Agenzia delle Entrate considera che, sebbene la rinuncia estingua giuridicamente il credito in capo al creditore, la perdita rilevata matura in un contesto di unilateralità, e può pertanto rappresentare un atto di liberalità indeducibile ai fini fiscali. Tale indeducibilità può essere superata se la perdita risulta inerente all'attività d'impresa, che si ritiene verificata, in linea di principio, se sono dimostrate le ragioni di inconsistenza patrimoniale del debitore o di inopportunità delle azioni esecutive (Corte di cassazione, sentenza 11329 del 29 agosto 2001) – ma qui siamo al di fuori della fattispecie di ordinario rapporto commerciale.

Quale può essere una check list operativa?

Ecco una possibile traccia di esempio per uno sconto sopravvenuto dopo l'emissione della fattura:

  1. accordo integrativo tra cliente e fornitore di riduzione dell’importo da versare;
  2. emissione da parte del fornitore di una nota di credito (imponibile IVA presumendo che non sia trascorso il termine di un anno dall’operazione originaria) con la corretta dicitura e invio tramite SdI;
  3. registrazione sui libri IVA della nota di credito;
  4. contabilizzazione del minor ricavo / maggiore costo.

Il dynamic discounting

Il dynamic discounting entra a pieno titolo nella grande famiglia degli sconti. Ma attenzione, non è un semplice sconto: è insieme uno strumento di collaborazione, di fidelizzazione, di profitto e risparmio al tempo stesso e in definitiva di gestione strategica del rapporto cliente-fornitore.

Inoltre, è uno sconto “dinamico”: gli sconti sono calcolati infatti in funzione del tempo. Lo sconto applicato oggi è maggiore di quello di domani, e il meccanismo è tale per cui lo sconto si azzera in coincidenza con la data di scadenza della fattura.

A parte cliente e fornitore, nessuna terza parte è coinvolta: nessun intermediario finanziario, nessun broker. E quindi il margine economico rimane all’interno della supply chain.

Infine, è uno strumento che consente anche di migliorare il profilo di sostenibilità delle imprese coinvolte: se credete nel valore aggiunto dei principi ESG (Environmental, Social and Governance), il dynamic discounting è uno strumento da valutare.

In sintesi

Abbiamo compreso che lo sconto è una pratica diffusa, semplice da capire e da non sottovalutare sotto l’aspetto regolamentare: definite con cura la vostra policy, e verificatela con il vostro fiscalista di fiducia.

Il Dynamic Discounting si innesta nella grande famiglia degli sconti, ed è uno strumento molto utile per la sostenibilità delle catene di fornitura. Se volete saperne di più, contattateci per capire meglio quali vantaggi possa apportare alla vostra filiera e quanto semplice da implementare sia la soluzione di Clevera.


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